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Efficientamento energetico

Autore: GEOM. GIUSEPPE BALESTRIERI • 11 giu, 2018 •

Anche per il 2018 è possibile migliorare l’efficienza energetica degli edifici usufruendo dell’ ecobonus. Da quest’anno, tuttavia, la detrazione ha aliquote differenziate a seconda dell’intervento; la Legge di Bilancio 2018, infatti, ha ridisegnato gli incentivi sul risparmio energetico con l’obiettivo di agevolare maggiormente i lavori capaci di migliorare la prestazione globale degli edifici.

 Nelle singole unità immobiliari la detrazione Irpef e Ires varia dal 50% al 65% e continua ad essere applicabile a tutti gli edifici esistenti di tutte le categorie catastali (anche rurali e strumentali) su cui vengono effettuati lavori di efficientamento energetico. Per questi interventi l’agevolazione è prevista fino al 31 dicembre 2018.

  Nei condominii il bonus arriva fino all’ 85% a seconda del miglioramento energeticoche l’intervento produce e se i lavori avvengono in abbinamento a quelli antisismici.

Sarà possibile usufruire dell’ecobonus sui condomìni fino al 31 dicembre 2021.

 Da quest’anno la possibilità di cessione del credito corrispondente alla detrazione viene estesa anche alle ipotesi di interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle singole unità immobiliari, non essendo più circoscritta a quelli relativi alle parti comuni degli edifici condominiali.

Ecobonus singola unità abitativa: interventi con detrazione 65%

E’ possibile usufruire della  detrazione del 65% per le spese relative agli interventi di riqualificazione energetica degli edifici come gli interventi che migliorano di almeno il 20% il fabbisogno annuo di energia primaria rispetto ai requisiti del DM 11 marzo 2008 (all. A) e gli interventi di coibentazioni di strutture opache verticali e orizzontali che rispettano i requisiti del DM 11 marzo 2008.

Tra gli altri interventi sugli impianti che usufruiscono della detrazione 65% ci sono:

- installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda.

- sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore.

- sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione di efficienza pari alla classe A e contestuale installazione di sistemi di termoregolazione evoluti;

- l'acquisto e la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti, fino a un valore massimo della detrazione di 100mila euro, a condizione che l’intervento porti a un risparmio di energia primaria pari al 20%.

- l’acquisto, l’installazione e la messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento, acqua calda e climatizzazione.

 

Ecobonus condomini: agevolazione maggiorata fino al 75%

Gli interventi di efficientamento energetico nei condomìni beneficeranno di bonus graduati in base all’entità dei lavori e ai risultati raggiunti. Il punto di partenza sarà sempre la detrazione 50%-65% (come nelle singole abitazioni) ma si potrà salire al 70% se l’intervento interessa almeno il 25% dell'involucro edilizio (come succede in caso di cappotto termico) e arrivare al 75% nel caso in cui l’intervento porti al miglioramento della prestazione energetica invernaleed estivache consegua almeno la qualità media di cui al DM 26 giugno 2015.

 Le detrazioni saranno calcolate su un ammontare delle spese fino a 40mila euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. Il rimborso avverrà in dieci anni.

 Avranno un incentivo maggiore gli interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali situati nelle zone sismiche 1, 2 e 3, finalizzati non solo alla riduzione del rischio sismico, ma anche alla riqualificazione energetica. A questi lavori sarà riconosciuta una detrazione dell’80% se determinano il passaggio a una classe di rischio inferiore, e dell’ 85% in caso di passaggio a due classi di rischio inferiori.

La detrazione sarà ripartita in dieci quote annuali di pari importo e verrà calcolata su una spesa massima di 136mila euro moltiplicata per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio (si tratta della somma del tetto di 96mila euro per unità immobiliare previsto dal sismabonus “tradizionale” e di quello di 40mila euro per unità immobiliare fissato per l'ecobonus).

 I risultati raggiunti in termini di efficientamento energetico dovranno essere certificati da tecnici abilitati attraverso la redazione di un Attestato di Prestazione Energetica ( APE).

 

Ecobonus condominio: gli interventi agevolabili fino al 75%

Oltre che per gli interventi già trattati per le singole unità immobiliari, usufruiscono dell’ecobonus le spese sostenute per:

- interventi di riqualificazione globale su edifici esistenti che consentano di conseguire un fabbisogno annuo di energia per la climatizzazione invernale non superiore ai valori riportati nelle tabelle di cui all’Allegato A del DM 11 marzo 2008 (come modificato dal DM 26 gennaio 2010);

- interventi sugli involucri degli edifici riguardanti le strutture opache verticali, le strutture opache orizzontali (coperture e pavimenti) e le finestre, comprensive di infissi, delimitanti il volume riscaldato, verso l’esterno e verso vani non riscaldati, che consentano di ottenere una riduzione della trasmittanza termica U, in base ai valori indicati nella tabella di cui all’Allegato B del DM 11 marzo 2008.

Per gli interventi sull’involucro opaco, sia esso rappresentato dalle pareti perimetrali o dalle coperture, sono detraibili tutti i lavori volti alla Coibentazione e al miglioramento termico che garantiscano una riduzione della trasmittanza termica U così come indicata nella tabella di cui all’Allegato B del DM 11 marzo 2008.

Grazie al potenziamento dell’ecobonus i condomini saranno maggiormente incentivati ad agire globalmente sull’edificio (cosa non sempre possibile per gli appartamenti), coibentando tutte le pareti esterne con, ad esempio:

- Sistemi per l’ isolamento a cappotto

- Facciate ventilate

La copertura di un edificio è un altro punto fondamentale da coibentare se si vuole migliorare l’efficienza energetica dell’edificio. Per conseguire tale risparmio energetico è opportuno inserire o realizzare:

- pannelli isolanti in copertura (tetto caldo).

- sistemi per tetti ventilati (tetto freddo).

Ecobonus + sismabonus in condominio: agevolazione fino all’85%: Gli interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali situati nelle zone sismiche 1, 2 e 3, finalizzati non solo alla riduzione del rischio sismico, ma anche alla riqualificazione energetica, potranno detrarre fino all’ 85% delle spese sostenute in caso di passaggio a due classi di rischio inferiori attraverso, ad esempio Rinforzi strutturali, giunti e dissipatori.

Per consulenze e per trovare la soluzione migliore per la tua casa o per il tuo condominio, non esitare a contattarci, il nostro staff è a tua disposizione.

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SICUREZZA DEI VETRI IN EDILIZIA

Autore: GEOM. GIUSEPPE BALESTRIERI • 14 mar, 2018 •

La revisione della norma UNI 7697 del 2014, “Criteri di sicurezza nelle applicazioni vetrarie” ,  regola la scelta del tipo di vetro da impiegare nelle varie applicazioni in funzione delle destinazioni d’uso e dei rischi in materia di sicurezza.

Tra le novità più importanti impone l’obbligo in capo ai produttori di infissi dell’adozione di vetrate isolanti dotate di lastre interne di sicurezza nel caso siano poste ad altezza superiore di 100 cm dal piano di calpestio.

In particolare prevede che:

le lastre interne di vetrocamere di serramenti, posti ad altezza superiore ai 100 cm dal piano di calpestio, siano di sicurezza.

Possono essere di vetro temprato oppure stratificato così classificati per quanto riguarda la resistenza all’urto secondo UNI EN 12600:

vetro temprato: classe minima 1C3;

stratificato: classe minima 1B1

Questo comporta che per le finestre poste sopra il metro dal piano calpestio il vetro interno deve essere un vetro di sicurezza, quindi a differenza del vecchio dettato normativo la revisione della norma impone per le finestre sempre una lastra stratificata 3+3.1 lato interno.

Ulteriori novità introdotte dalla norma sono:

Porte finestre devono essere con vetro di sicurezza;

Applicazioni di vetro temprato ad altezze superiori di 4 metri la cui rottura possa proiettare frammenti, il vetro deve essere stato sottoposto al test di HST;

Parapetti anche se completamente intelaiati debbono essere realizzati con un pvb 0.76;

Per tutte quelle applicazioni come: parapetti, tettoie, pavimenti, gradini calpestabili, in cui la rottura di tutti i vetri stratificati comporti il collasso del manufatto, non potranno più essere realizzati se non prevedendo almeno uno dei seguenti componenti: Vetro ricotto, plastico rigido, vetro indurito.

La sopra menzionata normativa mette in grave condizione i produttori di serramenti perché essendo una norma cogente (è resa cogente dal Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206 “Codice del consumo, a norma dell’articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229”) sono obbligati ad attenersi immediatamente a quanto prescritto dalla stessa.

La stessa sta dando luogo, almeno nel breve periodo, ad un grave disorientamento, si pensi ad es. alla gestione degli ordini redatti prima del 22 maggio oppure ai capitolati redatti prima dell’entrata in vigore della stessa; si pensi ancora alle vetrerie, che fine faranno le scorte di vetro che adesso non potranno più essere utilizzate?

Quello che viene maggiormente criticato è il fatto che una norma (ad eccezione del decreto legge) nazionale entra in vigore dopo 15 giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, mentre non può una normativa europea senza aver fatto a monte una adeguata pubblicità entrare in vigore nell’immediato e mettere in grave difficoltà l’intero settore.

Per ultimo, a favore della norma, occorre rilevare che l’applicazione della normativa UNI 7697 avrà un effetto estremamente positivo nell’incremento della sicurezza e servirà ulteriormente a limitare gli incidenti domestici che sono ancora tanti e dove, purtroppo, alcuni poi degenerano in decessi.

Le varie versioni della UNI 7697 la cui prima stesura è stata nel 1977, sono servite a salvare molte vite umane, a ridurre il numero di infortuni ed è sempre stata additata in tutta Europa come norma di sicurezza per il vetro in edilizia da imitare.

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CIL - OPERE DI MANUTENZIONE ORDINARIA

Autore: GEOM. GIUSEPPE BALESTRIERI • 14 feb, 2018 •

 

Opere di manutenzione ordinaria 

Le opere di manutenzione ordinaria sono interventi nell'ambito dell' edilizia che riguardano le opere di riparazione , rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti.

L'articolo 3, comma 1, lett. a) del D.P.R. 380/2001 definisce interventi di manutenzione ordinaria "gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti".

Per intervento edilizio si intende ogni lavorazione o opera che modifichi in tutto o in parte un edificio esistente. Il riferimento normativo che regolamenta l'intervento edilizio  si trova nel D.P.R. n.380/2001- art.3   (più conosciuto come Testo unico dell'edilizia) il quale attribuisce una classificazione ai vari interventi edilizi.

Ogni intervento edilizio viene subordinato da un particolare strumento urbanistico (CIL, CILA, SCIA e DIA).

 

Sono considerati quali opere di manutenzione ordinaria:

Opere di riparazione, di rinnovamento e sostituzione delle finiture esterne purché ne siano conservati i caratteri originari dell'edificio, tra queste:

Ripristino della tinteggiatura, degli intonaci e dei rivestimenti delle facciate con materiali aventi le stesse caratteristiche e colori di quelli preesistenti;

pulitura delle facciate;

Riparazione e sostituzione degli infissi, dei serramenti, dei portoni, dei cancelli, delle serrande e delle vetrine (o porte d’ingresso) dei negozi (eventualmente anche utilizzando materiali diversi),

 

Regolamento di condominio  e redazione tabelle millesimali

senza alterarne le caratteristiche quali sagoma, colori, disegno e dimensioni delle parti apribili e trasparenti;

Ricorsa e sostituzione parziale del manto di copertura e dell’ orditura secondaria del tetto , senza alcuna modifica della sagoma, della pendenza e delle caratteristiche della copertura;

Riparazione e sostituzione delle grondaie, dei pluviali e dei comignoli, anche con materiali diversi;

Riparazione dei balconi, delle terrazze e relative ringhiere o parapetti; Rifacimento delle pavimentazioni esterne di cortili, patii e cavedi.

Riparazione e rifacimento delle pavimentazioni, compreso l’eventuale rinforzo dei solai anche con putrelle, reti elettrosaldate e massetto in calcestruzzo;

Riparazione e rifacimento degli intonaci, dei rivestimenti e delle tinteggiature;

Riparazione e rifacimento degli infissi e dei serramenti, anche con l’inserimento di doppio vetro.

 Gli interventi di manutenzione ordinaria non necessitano di strumenti urabanistici attuativi e non attuativi quali CILA, SCIA e DIA. Per buona norma sarebbe consigliato comunicare al Comune o al Municipi la data di inizio dei lavori e il presunto termine degli stessi.

Se l'edificio tuttavia è vincolato dalla sovrintendenza ai beni architettonici (in base al d.lgs. n.42/2004) potrebbe essere richiesta l'autorizzazione della stessa.

Intervento di Manutenzione Straordinaria :

Sono interventi di manutenzione straordinaria le opere che sono necessarie per mantenere in buono stato l'intero edificio e, quindi, sono quelle che servono a sostituire o modificare parti anche strutturali dell'edificio o quelle necessarie a realizzare nuovi impianti, totalmente diversi da quelli esistenti.

Rientrano quindi nella manutenzione straordinaria le opere di restauro e risanamento conservativo (p.e. se un edificio sta crollando a causa di un elemento strutturale logorato o sottodimensionato bisogna sostituirlo o rinforzarlo, oppure sono opere di consolidamento statico anche le catene utilizzate per migliorare la resistenza dell'edificio al terremoto), il rifacimento integrale dei servizi igienici e degli impianti relativi (non è specificato, in realtà, se il rifacimento integrale di un bagno rientri in questa categoria o nella precedente) e la modifica integrale dell'impianto idrico, dell'impianto elettrico, dell'impianto sanitario.

Non sono interventi di manutenzione straordinaria quelli che alterano la sagoma, la forma, il volume o la superficie complessiva dell'edificio e la relativa destinazione d'uso (p.e. la realizzazione di una veranda per coprire un terrazzo modifica la sagoma, la forma, il volume e cambia la destinazione d'uso del terrazzo da non abitativo ad abitativo e, pertanto, non è manutenzione straordinaria, ma ristrutturazione edilizia. La redistribuzione della casa mediante la demolizione di tramezzi e la modifica delle stanze non altera né la sagoma, né la forma, né il volume e neppure la destinazione d'uso, ed è, quindi, manutenzione straordinaria).

Gli interventi di manutenzione straordinaria devono essere segnalati all'Ufficio Tecnico comunale presentando una CILA SCIA DIA firmata asseverata da un tecnico abilitato.

Con l'introduzione di nuovi provvedimenti a livello regionale, e la modifica dell'articolo 6 del D.P.R. 380/2001  da parte del Decreto Legge 25 marzo 2010, n. 40, nelle regioni italiane o in quei comuni dove non sia in vigore una legislazione più restrittiva, è possibile effettuare alcune categorie minori di interventi di manutenzione straordinaria senza presentare la DIA. Fra queste, lo spostamento di tramezzi interni e la sostituzione di infissi esterni.

La frazionamento di un unico appartamento in due unità immobiliari distinte non è considerata manutenzione straordinaria, perché presuppone un aumento del carico urbanistico con la previsione di nuovi allacci alla rete di adduzione idrica, di scarico fognario, elettrica, telefonica ed eventualmente gas di città, oltre alla necessità di un nuovo posto auto.

Ciò comporta un aggravio di spese da parte del Comune per l'adeguamento delle nuove opere di urbanizzazione primaria e secondaria, pertanto tale attività edilizia è considerata una Ristrutturazione Edilizia  espletabile solo previo rilascio dell' autorizzazione in DIA o eventualmente del PDC.

L'articolo 3, comma 1, lett. b) del D.P.R. 380/2001  definisce interventi di manutenzione straordinaria "le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso"

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Edilizia Acrobatica Torino e provincia

Autore: GEOM. GIUSEPPE BALESTRIERI • 09 feb, 2018 •

1. Premessa

Negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede nel mondo dell’edilizia l’impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi. Spesso si tende a definire tale tecnica come “edilizia acrobatica” , terminologia utilizzata in maniera impropria. Gli operatori su fune  (chiamati anche operatori su corda ), non sono degli atleti del circo che offrono al pubblico esercizi spettacolari di elevata difficoltà o ad alto rischio, ma sono dei professionisti, appositamente formati, che si devono muovere con calma e attenzione ad altezze spesso elevate, al fine di eseguire i propri interventi senza cadere e senza causare danni a se stessi, ad altre persone, e al contesto nel quale operano.

Tali sistemi di lavoro sono una diretta evoluzione di tecniche alpinistiche e speleologiche, in cui l’operatore è direttamente sostenuto dalla fune, sia che si trovi sospeso completamente, sia che si trovi in appoggio sulla struttura, nella fase di accesso, durante il lavoro e nella fase di uscita dal luogo di lavoro, o comunque in una o più di queste fasi. In passato gli alpinisti erano interpellati e impiegati per interventi spesso legati all’edilizia e/o al restauro. I processi di specializzazione, quello della sicurezza tecnica sul lavoro e quello relativo alla regolamentazione assoluta, hanno comportato la creazione di una figura professionale specifica.

Oggi non è più possibile operare in fune in quanto esperti di manovre di corda. È necessario disporre di uno specifico titolo professionale. La regolamentazione non ha risparmiato neppure i moschettoni e l’attrezzatura in generale; infatti esiste in commercio attrezzatura per uso sportivo e attrezzatura per uso professionale. Per essere precisi nell’ambito lavorativo non si parla di attrezzatura ma di D.P.I. (Dispositivo di Protezione Individuale). Nei paragrafi successivi si esaminano nel dettaglio il quadro normativo, la composizione della squadra di lavoro, i rischi ai quali sono soggetti i lavoratori, i dispositivi di protezione individuale utilizzati, i campi di applicazione, il quadro sanzionatorio e, con riferimento agli aspetti operativi, le criticità e le principali problematiche.

2. Quadro normativo

Il 19 luglio 2005 è entrato in vigore il D.Lgs. 235/2003, testo che ha introdotto nel D.Lgs. 626/1994 i nuovi articoli 36 bis, 36 ter, 36 quater, 36 quinquies, che costituisce recepimento della direttiva europea 2001/45/CE del 27 giugno 2001 relativa ai requisiti minimi di sicurezza e di salute per l’uso di attrezzature di lavori da parte dei lavoratori. Il D.Lgs. n. 235/2003 regolamenta i lavori in quota, prevedendo l’uso delle scale a pioli, dei ponteggi e dei sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi , dettando delle disposizioni sul loro impiego in parte a conferma di quelle già contenute nelle norme di prevenzione degli infortuni preesistenti di cui al D.P.R. n. 547/1955 ed al D.P.R. n. 164/1956 ed in parte di nuova introduzione. Tale impianto normativo è mantenuto integralmente nel D.Lgs. n. 81/2008, Testo Unico sicurezza sul lavoro in vigore, che sostituisce tutta la precedente normativa in materia e dunque anche il D.Lgs. n. 626/1994. In particolare nel Titolo IV del D.Lgs. n. 81/2008, relativo ai cantieri temporanei e mobili, e precisamente nel Capo II, sono contenute le norme sui lavori in quota. Gli articoli di maggiore interesse sono:

gli artt. 105 e 106 elencano rispettivamente le attività soggette e le attività escluse dall’applicazione delle norme del Capo II del Titolo IV;

l’art. 107 fornisce la definizione di lavoro in quota;

l’art. 111 riporta gli obblighi dei datori di lavoro nell’uso di attrezzature per i lavori in quota, compresi i lavori in quota mediante funi;

l’art. 115 fornisce indicazioni sui sistemi di protezione contro le cadute dall’alto;

l’art. 116 riporta gli obblighi dei datori di lavoro concernenti l’impiego di sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi.

 

Si menziona inoltre l’allegato XXI del D.Lgs. 81/2008 che riporta integralmente il testo dell'accordo di cui all'art. 36 quinquies, comma 4 del D.Lgs. 626/94, siglato il 26 gennaio 2006: l’accordo fra Stato, Regioni e Province autonome, che individua i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi ed i requisiti minimi di validità dei corsi per la formazione dei lavoratori addetti al montaggio dei ponteggi e dei lavoratori che impieghino sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi.

Oltre alle disposizioni contenute nel D.Lgs. 81/2008 bisogna tenere conto anche delle “linee guida”  predisposte dai Ministeri, dalle Regioni e dall’INAIL, e approvate in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, che costituiscono atti di indirizzo e coordinamento per l’applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza. Le linee guida finora pubblicate che trattano i lavori con funi sono:

linee guida “per l’esecuzione dei lavori temporanei in quota con l’impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi” , pubblicata nel settembre 2003 dal Ministero del Lavoro di concerto con il Ministero della Salute (ISPESL ora INAIL), ed in collaborazione con altri enti quali il CNVVF, il CAI, le Guide Alpine e le imprese di settore.

linea guida sui “lavori temporanei in quota con l'impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi - manuale addetti e preposti” , pubblicata nel giugno 2008 dal Ministero dell'interno, Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Genova - Ufficio Formazione e Documentazione, Nucleo Speleo Alpino Fluviale.

Ai fini del prosieguo della trattazione degli argomenti, si definisce cosa s’intende per “lavoro in quota” e per “lavoro con funi”.

L’art. 107 del D.Lgs. 81/2008 definisce “ lavoro in quota ” l'attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m rispetto ad un piano stabile.

Si definisce invece “ lavoro con funi ” (o “in corda”) qualsiasi lavoro in quota eseguito con uso di funi per accesso e posizionamento; tale definizione è riportata nella linee guida “per l’esecuzione dei lavori temporanei in quota con l’impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi”, sopra menzionata.

3. Squadra di lavoro: composizione e caratteristiche

Nei luoghi di lavoro ove si svolgano lavori in quota con l'uso di funi sono sempre presenti due tipi di figure: gli operatori ed i preposti.

Gli operatori sono le persone che svolgono materialmente il lavoro con funi e devono essere formati ad eseguire le tecniche di accesso, posizionamento e uscita, come pure le manovre di emergenza previste, sotto la guida di un assistente.

I preposti sono i lavoratori che sovrintendono all’esecuzione dei lavori in quota con funi da parte degli operatori. Sono persone che hanno ricevuto una formazione adeguata sia per l’esecuzione del lavoro con funi, sia per l’organizzazione, la direzione e l’esecuzione delle manovre di emergenza, incluse le prime operazioni di primo soccorso.

 

In caso di più operatori che lavorano su funi contemporaneamente, nell’ambito della stessa squadra, deve essere stabilito, in base alla valutazione dei rischi, il numero dei preposti necessari ad assicurare efficacemente la sicurezza degli operatori.

L’art. 116, comma 2, 3, e 4, specifica che il datore di lavoro deve fornire una formazione adeguata e mirata ai lavoratori e ai preposti; la formazione deve avere carattere teorico e pratico e deve riguardare una serie di argomenti specifici riportati nell’allegato XXI, aggiornata almeno ogni 5 anni nelle modalità previste nell’allegato stesso.

I lavori sono programmati e sorvegliati, al fine di poter soccorrere il lavoratore in caso di necessità. Il programma dei lavori costituisce un documento in cui sono definiti il piano di emergenza, le tipologie operative, i dispositivi di protezione individuale, le tecniche e le procedure operative, gli ancoraggi, il posizionamento degli operatori, i metodi di accesso, le squadre di lavoro e gli attrezzi di lavoro; tale documento deve essere disponibile presso i luoghi di lavoro ai fini della verifica da parte degli organi di vigilanza.

Non tutti possono lavorare appesi ad una fune a decine di metri di altezza senza la sicurezza ed il giusto autocontrollo. Anche se i lavori che comportano sistemi di accesso e posizionamento su funi non ricadano nell’obbligo di sorveglianza sanitaria  di cui all’art. 41 del D.Lgs. 81/2008, bisogna sempre valutare l’ idoneità psico-fisica  del lavoratore, in quanto elemento essenziale per garantire la piena capacità di saper gestire con competenza e professionalità tutti i sistemi di prevenzione e protezione contro la caduta dall’alto. A tal riguardo si citano due articoli del D.Lgs. 81/2008:

l’art. 15, comma 1, lettera l), prevede, come obblighi generali di tutela, il controllo sanitario dei lavoratori;

l’art. 18, comma 1, lettera c), obbliga il datore di lavoro nell’affidare i compiti ai lavoratori, di tenere conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza.

 

Alla luce di quanto sopra esposto, il datore di lavoro è tenuto comunque a verificare l’idoneità psico-fisica del lavoratore o sottoporlo a sorveglianza sanitaria. In quest’ultimo caso si può far riferimento alle indicazioni contenute nella “linea guida per la sorveglianza sanitaria degli addetti a lavori temporanei in quota con impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi”  del Coordinamento Tecnico Interregionale della prevenzione nei luoghi di lavoro, pubblicata nell’ottobre 2007.

4. Rischi connessi ai lavoratori in quota con funi e dispositivi di protezione individuale utilizzati

I lavori in quota con funi possono esporre i lavoratori a rischi elevati, in particolare il rischio di caduta dall’alto e i rischi derivanti dalla sospensione, sia cosciente che inerte a seguito di perdita di conoscenza, oltre a rischi connessi con l’ambiente in cui si opera e comuni ad altre attività. Si riportano nella tabella seguente tutti i rischi ai quali possono essere soggetti i lavoratori.

Tutti i rischi esaminati devono essere eliminati o ridotti ad un livello minimo, adottando le misure tecniche necessarie, conformi alle disposizioni di legge in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Se tuttavia dall’esito della valutazione del rischio permangano rischi residui, deve essere previsto oltre che l’uso di protezioni collettive anche l’uso di idonei dispositivi di protezione individuale.

Per i lavori con funi sono di norma impiegati più dispositivi di protezione individuale connessi tra di loro al fine di costituire un sistema anticaduta. La fune, che costituisce l'elemento sia di spostamento che di sicurezza per l'operatore, deve essere certificata conforme alla norma EN1891, del tipo A. la discesa e la risalita viene effettuata mediante l’uso di discensori, bloccanti, maniglie, pedali e longe. La fune può essere:

di lavoro (fune lungo la quale si sposta e si posiziona l'operatore).

di sicurezza (fune sulla quale va montato un dispositivo mobile).

di emergenza (fune che deve rimanere a disposizione).

di servizio (fune per la movimentazione del materiale).

 

Particolare attenzione deve essere rivolta ai punti di ancoraggio che rappresentano il “punto di partenza” del sistema anticaduta. Completano il sistema anticaduta i collegamenti con l’operatore (cordini fissi, anticaduta e retrattili), l’imbracatura e i connettori. Infine, la protezione del capo dell’operatore sia dalla caduta di oggetti dall’alto che dall’impatto contro ostacoli, deve essere garantita da un casco da lavoro, che nel caso specifico deve avere una calotta ad alta protezione, un sottogola di adeguata resistenza e una bardatura comoda e stabile sulla testa.

 

5. Scelta del metodo di lavoro con funi e campi di applicazione

La scelta del metodo di lavoro con funi come mezzo di accesso su luoghi di lavoro in quota viene determinata dopo un’attenta analisi dei rischi, che permette di scegliere i mezzi di accesso più sicuri.

In alcuni casi l’utilizzo di mezzi di protezione collettiva, come l’allestimento di un ponteggio, è particolarmente problematico da un punto di vista tecnico, per esempio per la particolare irregolarità e/o inclinazione del piano di appoggio, come in una scarpata naturale, oppure quando l’opera da compiere è limitata, esempio per disgaggiare piccole zone pericolanti di un edificio e eventuale ristrutturazione successiva.

Anche per le attrezzature di lavoro, come ad esempio le piattaforme di lavoro mobili elevatrici (PLE), non risulta a volte possibile utilizzarle in quanto non sono in grado di raggiungere il punto da trattare, oppure quando non possono avere una idonea base di appoggio.

Pertanto, dalle considerazioni svolte, la scelta del metodo di lavoro con funi viene effettuata se dalla valutazione dei rischi ricorrono uno o più dei seguenti elementi:

impossibilità di accesso con altre attrezzature di lavoro.

pericolosità di utilizzo di altre attrezzature di lavoro.

impossibilità di utilizzo di mezzi di protezione collettiva.

esigenza di urgenza di intervento giustificata.

minore rischio complessivo rispetto alle altre soluzioni operative.

durata limitata nel tempo dell'intervento.

impossibilità di modifica del sito ove è posto il luogo di lavoro.

 

Tanto per i ponteggi, quanto le piattaforme di lavoro, oltre alle ragioni tecniche e di sicurezza, devono essere menzionate anche quelle economiche. L’impegno economico per l’allestimento di ponteggi è enormemente maggiore di quello necessario alla sua alternativa in fune. Anche per quanto riguarda il confronto economico con le piattaforme di lavoro, non è difficile riconoscere che i costi nell’utilizzo dell’attrezzatura sono maggiori. Altra riflessione riguarda l’aspetto burocratico relativo ai permessi come la richiesta di occupazione suolo pubblico nell’utilizzo di ponteggi, e la verifica della portata delle solette carrabili, nel caso di utilizzo di piattaforme di lavoro mobili elevabili. Infine un altro aspetto a favore dell’attività con funi riguarda l’esecuzione dei lavori svolti in tempi ridotti.

Anche se il lavoro con funi è considerato un metodo tecnicamente sicuro, in quanto il sistema si basa su doppia sicurezza, posizionamento (fune di lavoro) con protezione anticaduta (fune di sicurezza), di norma è ritenuto meno sicuro rispetto ai mezzi di protezione collettiva o alle attrezzature di lavoro, in quanto:

il sistema di lavoro con funi è costituito interamente da DPI anticaduta e di posizionamento sul lavoro, quindi è affidato alla competenza dell’operatore: formazione ( corso funi ) e sorveglianza (presenza di un preposto).

l’operatore è costantemente sospeso al sistema funi, questo gli consente poca libertà di movimento e poche possibilità di fuga, rappresentata da un’unica direzione, quella delle funi, con due soli versi, verso l’alto o il basso, con bassa velocità di messa in sicurezza.

il sistema funi è quasi sempre disposto tra l’operatore e la sua lavorazione, quindi è frequentemente esposto al danneggiamento.

in caso di emergenza, il soccorso è più complesso che in altre situazioni e la posizione di sospensione inerte deve essere risolta prima possibile: obbligo della capacità operativa di squadra di eseguire il salvataggio e obbligo di non lavorare su funi da soli.

 

Si riporta un elenco non esaustivo di lavori nel settore edile per i quali trova impiego il lavoro con funi:

lavori su tetti e coperture di edifici con pendenza elevata (es. sostituzione o ripristino del manto di copertura e dei comignoli).

lavori su pareti di edifici per eseguire opere di manutenzione (ripristino di cornicioni o di parti di intonaco ammalorate) o di restauro (campanili, cupole e edifici monumentali in genere).

lavori su pareti e scarpate di strutture naturali (es. disgaggio massi; rivestimenti di pareti rocciose mediante reti protettive; messa in opera di ancoraggi, chiodature e di tiranti, mediante l’uso di trapani o perforatrici; montaggio di barriere e/o paramassi, paravalanghe e/o reti di protezione)

lavori su parti elevate di impianti per eseguire manutenzioni o sostituzione di parti meccaniche.

lavori su tralicci e pali.

lavori in pozzi e luoghi profondi.

6. Quadro sanzionatorio previsto dal D.Lgs 81/2008

 

Le principali inosservanze relative ai lavori in quota mediante funi e le sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente sono stabilite nel Titolo IV del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i..

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RIMOZIONE E BONIFICA AMIANTO ETERNIT TORINO PROVINCIA 

Autore: GEOM. GIUSEPPE BALESTRIERI • 06 feb, 2018 •

L’asbesto, chiamato comunemente Amianto, è un minerale naturale a struttura monocristallina, di aspetto fibroso appartenente alla classe chimica dei silicati.

In natura l’amianto è molto diffuso e la sua struttura fibrosa gli attribuisce particolari caratteristiche quali, resistenza al fuoco ed al calore, all’azione di agenti chimici e biologici, all’abrasione e all’usura. E’ dotato inoltre di proprietà fonoassorbenti e termoisolanti. Per questo si lega facilmente con materiali da costruzione (calce, gesso, cemento) e con alcuni polimeri (gomma, PVC) e risulta un materiale praticamente indistruttibile.

Per anni quindi è stato considerato un materiale estremamente versatile, a basso costo, con estese e svariate applicazioni in campo edile e industriale.

Dopo vari studi, l’amianto è risultata una sostanza cancerogena, rappresentando un pericolo per la salute quando esiste la possibilità che le fibre (costituenti la polvere) siano inalate.

 

Con la legge n. 257 del 27 Marzo 1992 si è vietato l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto o di prodotti contenenti amianto.

Per questo, quando i materiali contenenti amianto si presentano molto danneggiati è necessario un intervento di bonifica e i possibili interventi sono:

Incapsulamento delle superfici, mediante applicazione di prodotti che impediscono la dispersione di fibre;

Confinamento dei manufatti, mediante una segregazione fisica ei materiali, come ad esempio una sovracopertura o una controsoffittatura;

Rimozione dei materiali.

La bonifica dei siti e dei beni con amianto è regolata dalla seguente principale normativa di riferimento.

L. n. 257 del 27.03.92  (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto)

D.M. Sanità del 06.09.94 (Normative e metodologie tecniche di applicazione degli art. 6 e 12 della L. 257/92)

D.Lgs. n. 114 del 17.03.95  (Attuazione direttiva CE in materia di prevenzione e riduzione dell’inquinamento dell’ambiente causato dall’amianto)

D.M. Sanità del 26.10.95  (Normative e metodologie per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica dei materiali contenenti amianto presenti nei mezzi rotabili)

D.M. Sanità del 14.05.96  (Ampliamento delle normative e delle metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compreso quelli per rendere innocuo l’amianto, previsti dall’art. 5, comma 1, lettera f), delle L. 257/92, recante norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto)

D.M. Sanità del 22.08.99  (Ampliamento delle normative e delle metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compreso quelli per rendere innocuo l’amianto, previsti dall’art. 5, comma 1, lettera f), delle L. 257/92, recante norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto)

D.Lgs. n. 81 del 09.04.08 (Attuazione dell’art. 1 della Legge 03 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro – “Testo unico sulla Sicurezza”)

D.Lgs. n. 106 del 03.08.09   (Disposizioni integrative e correttive al D.Lgs. 81/08 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro)

L’importante scelta dei metodi di bonifica di materiali contenenti amianto (MCA) nasce dalla valutazione del rischio che tali materiali comportano per l’uomo e per l’ambiente, o il contesto in cui sono inseriti. Da qui i tre metodi di bonifica che consistono:

1. nella RIMOZIONE   definitiva dei materiali contenenti amianto individuati, con completa eliminazione del rischio di cui sopra;

2. nell’ INCAPSULAMENTO  dei materiali contenenti amianto individuati, sia esso preliminare o propedeutico ad una successiva rimozione (si parla in tal caso di messa in sicurezza dei manufatti o delle installazioni) che conservativo definitivo (in questo caso si parla di messa in sicurezza duratura nel tempo, che comporta anche la definizione di un accurato piano di controllo e manutenzione dell’applicazione);

3. nel CONFINAMENTO   dei materiali contenenti amianto individuati quando, a seguito dell’incapsulamento, emergono forti potenzialità di danneggiamento delle installazioni per cui è necessario proteggere in maniera diretta o indiretta la superficie del manufatto.

Nei casi dell’incapsulamento e del confinamento, è necessario approntare, successivamente all’esecuzione delle opere, un idoneo piano di manutenzione e controllo delle installazioni affinché sia sempre costantemente garantita la corretta e funzionale durabilità nel tempo del metodo di bonifica scelto.

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IMPERMEABILIZZAZIONE LASTRICI SOLARI TORINO E PROVINCIA

Autore: GEOM. GIUSEPPE BALESTRIERI • 06 feb, 2018 •

La nostra Impresa opera da anni nel settore delle impermeabilizzazioni edili.

In particolare è specializzata nell'impermeabilizzazione di terrazze e balconi ,lastrici solari, coperture piane, rifacimento di tetti e coperture edili. 

Ideale Edile Group srl  ha maturato notevole esperienza nelle deumidificazioni e risanamenti e senza l'uso di ponteggi è possibile in breve tempo intervenire anche nelle situazioni più complicate.

A seguito di perdite provenienti da terrazze o balconi possiamo danneggiare altre parti della struttura (pareti e soffitti), la nostra azienda grazie all'utilizzo dell'edilizia su corda è in grado di provvedere in breve tempo alla messa in sicurezza ed al rispristino del manto e della pavimentazione.

La guaina impermeabilizzante serve ad evitare il passaggio dell’acqua negli strati sottostanti  e di norma va posizionato dopo lo strato d'isolante termico e prima del rivestimento superiore.

L'usura e le intemperie a cui sono sottoposti terrazzi, balconi implicano che lo strato impermeabilizzante deve possedere elevate caratteristiche per garantirne la durata nel tempo stabilizzandone le deformazioni.

In caso di intervento su terrazzi e balconi già esistenti, bisognerà appurare lo stato delle strutture esistenti (pavimentazione e massetto) prima di intervenire.

Esistono 2 tipologie d'intervento:

Rimozione/Demolizione della pavimentazione esistente e del massetto con un rifacimento totale della superficie

Impermealizzazione sopra la pavimentazione esistente

manutenioneareeverdi

Manutenzioni aree verdi Torino  e provincia

Autore: GEOM. GIUSEPPE BALESTRIERI • 06 feb, 2018 •

Manutenzione aree verdi a Torino

Ideale Edile Group SI OCCUPA DI TAGLIO PRATI E POTATURA ALBERI

Anche tutto quello che riguarda la manutenzione aree verdi  non ha segreti , in Provincia di Torino. Grazie all'utilizzo di personale qualificato e di prodotti professionali, sarà possibile prendersi cura di ogni tipo di spazio verde: dal parco di una villa al giardino di una casa, dall'area verde di un condominio alle semplici piante su un terrazzo.

Dopo un attento sopralluogo, il personale  andrà a proporre il tipo di servizio e trattamento di manutenzione più adeguato, effettuando qualsiasi intervento per la cura e il mantenimento di giardini  già esistenti, o realizzando anche nuove aree verdi, o ancora intervenendo in quelle che necessitano di ripristino o recupero. Lo staff dell’azienda piemontese si può occupare della semina di un nuovo manto erboso , del taglio e del mantenimento delle aree verdi già presenti, della cura delle piante fiorite o della potatura di alberi e siepi.

Alcuni dei servizi di giardinaggio offerti sono:

semina e taglio dell'erba

potatura di alberi

cura di piante e siepi

tenuta di piante fiorite

ripristino di giardini, terrazzi e balconi.

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LINEE VITA TORINO  E PROVINCIA

Autore: GEOM. GIUSEPPE BALESTRIERI • 06 feb, 2018 •

Interessa i complessi residenziali gestiti da amministratori condominiali .

Affianca l’amministratore dallo studio alla realizzazione del progetto, passando dal sopralluogo direttamente in cantiere, operato da squadre specializzate e qualificate, fino all’installazione con relativa certificazione.

Ideale Edile Group srl affianca l’amministratore e lo coinvolge in tutta la durata del cantiere, affrontando le eventuali problematiche e richieste che durante lo svolgimento dei lavoro emergono.

Un pacchetto chiavi in mano che può essere ulteriormente arricchito con la possibilità di organizzare meeting tecnico legislativi per affrontare e sviluppare tutte le soluzione inerenti alle problematiche in materia di sicurezza sulla “ prevenzione e cadute dall'alto ”.

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EDILIZIA ACROBATICA TORINO E PROVINCIA

Autore: GEOM. GIUSEPPE BALESTRIERI • 06 feb, 2018 •

Tra i suoi servizi, Ideale Edile Group s.r.l. propone anche interventi di ristrutturazione e manutenzione con la tecnica di edilizia acrobatica , ovvero lavori in quota con operatori specializzati in funi, condotti nel massimo rispetto della sicurezza e della professionalità.

Grazie a questo tipo di tecnica, chiamata anche edilizia verticale , è possibile intervenire in tempi ridotti in qualsiasi situazione, offrendo un lavoro preciso e pulito.

Attraverso corde e moschettoni, Ideale Edile Group srl opera dall'alto, con diversi vantaggi, come rapidità di intervento, minor impatto estetico delle operazioni di cantiere, interventi mirati, possibilità di frazionamento degli interventi e un minor costo di esecuzione, dovuto all'assenza delle ingombranti strutture di sostegno come ponteggi, impalcature tradizionali piattaforme elevatrici .

L'edilizia acrobatica è particolarmente conveniente quando bisogna effettuare piccoli e rapidi interventi soprattutto quando non vi è la possibilità con ponteggi o piattaforme aeree .

INTERVENTI PARTI COMUNI IN CONDOMINO TORINO E PROVINCIA

Autore: GEOM. GIUSEPPE BALESTRIERI • 06 feb, 2018 •

In condominio capita che sia necessario assumere la gestione della res comune, senza autorizzazione. Per non perdere il diritto di rimborso, bisogna conoscere la disciplina che regolamenta gli interventi in condominio .

Definizione di parte comune

Innanzitutto, le parti comuni in condominio sono definite dall'articolo 1117 del codice civile: “Sono oggetto di proprietà comune dei proprietari dei diversi piani o porzioni di piani di un edificio, se il contrario non risulta dal titolo:

tutte le parti dell’edificio necessarie all'uso comune, come il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i muri maestri, i pilastri e le travi portanti, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni di ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili e le facciate;

le aree destinate a parcheggio nonché i locali per i servizi in comune, come la portineria, incluso l’alloggio del portiere, la lavanderia, gli stenditoi e i sottotetti destinati, per le caratteristiche strutturali e funzionali, all'uso comune;

le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere destinati all'uso comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli impianti idrici e fognari, i sistemi centralizzati di distribuzione e di trasmissione per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento ed il condizionamento dell’aria, per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo, e i relativi collegamenti fino al punto di diramazione ai locali di proprietà individuale dei singoli condomini, ovvero, in caso di impianti unitari, fino al punto di utenza, salvo quanto disposto dalle normative di settore in materia di reti pubbliche“.

Spese per la conservazione e il godimento delle parti comuni

Per quanto attiene le spese relative alle parti comuni, l’articolo 1123 del codice civile stabilisce che: “Le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione. Se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell’uso che ciascuno può farne. Qualora un edificio abbia più scale, cortili, lastrici solari, opere o impianti destinati a servire una parte dell’intero fabbricato, le spese relative alla loro manutenzione sono a carico del gruppo di condomini che ne trae utilità “.

Assenza dell’autorizzazione dell’assemblea

Secondo l’articolo 1134 del codice civile: “Il condomino che ha assunto la gestione delle parti comuni senza autorizzazione dell’amministratore o dell’assemblea non ha diritto al rimborso, salvo che si tratti di spesa urgente “.

Spesa urgente e indifferibile

Le spese per gli interventi sulle parti comuni, possono definirsi urgenti e indifferibili, quando siano finalizzate ad evitare un possibile, anche se non certo nocumento.

Per l’applicazione dell’ articolo 1134 codice civile , è urgente la spesa che, pur sia giustificata dalle condizioni di degrado o di scarsa manutenzione, o di incuria, quanto la spesa la cui erogazione non possa essere differita, senza danno o pericolo, fino a quando l’amministratore o l’assemblea dei condomini possano utilmente provvedere.